Visualizzazione post con etichetta Acciuga. Mostra tutti i post
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18 aprile 2013

Smettere di allattare

Come e quando smettere di allattare?
Bel dilemma.
Acciuga ha 10 mesi e mezzo e in cuor mio sento che l'esperienza dell'allattamento per noi sta giungendo al capolinea. E' stato bello ma "CIAO TETTA!"
Lo dico con sentimenti contrastanti, tra un soffio di dispiacere e un po' di sollievo.
Acciuga mangia la pappa, i biscotti, la  frutta, lo jogurt... la poppa per lui non è più associata a pappa (pasto) da un pezzo, ma riveste ormai una coccola intima e rassicurante che cerca (o sono io a cercarla?!ops) ogni tanto.
In media una volta al giorno.
Acciuga non associa l'allattamento all'addormentamento, per fortuna. Si addormenta, quando ha voglia, anche in braccio al babbo o ai nonni o a chi lo ninna.
L'allattamento non seda più i suoi risvegli notturni. Canta...e continua a cantare anche se gli metti la tetta in bocca, per capirsi.
E allora perchè non continuare quando gli va, o meglio quando ci va, in questa preziosa comunicazione?
Tre sono stati gli eventi scatenanto che mi hanno fatto decidere che è l'ora di smettere.

  • 1) Acciuga improvvisamente ha iniziato a prendere il latte artificiale con il biberon, e di gusto. Finora non ne voleva sapere, non riusciva a ciucciare.Prima di addormentarsi la sera si scola 200g di latte la sera in cinque minuti scarsi e poi crolla in braccio al babbo, a patto che non veda me e le mie tette nel raggio di qualche metro. Io nel frattempo posso dedicarmi ad altro: tipo addormentare la Birby leggendole un libro. Mentre prima lei, poverella, si addormentava sul divano mentre io davo la poppa (e stava attaccato nell'ultimo periodo anche un'ora) al piccino.
  • 2) Acciuga mi ha morso, ripetutamente e in più occasioni il capezzolo. Esperienza dolorosissima e quasi impensabile visto che il mio piccolo è mono-dente. Io lo attacco e lui sorride con gli occhi, e zac un morso, si tira su e ride. Poi non si riattacca più.
  • 3) Acciuga non mi cerca più come prima, o meglio non cerca la poppa. Spesso lo attacco io per comodità, quando ad esempio si sveglia troppo presto, per restare ancora un po' sotto le coperte(leggette un sotterraneo dispiacere)
 
Sedati solo in parte i sensi di colpa della mammadotatadilattechedecidedismetterescientemente prima dei 1000 giorni indicati dalla pubblicità (1000giorni sono tre anni, roba da pazzi!) ora viene il secondo problema:
Come si fa a smettere?
Ho trovato tante info su come continuare ma nessuna su questo tema.
Pensavo di non attaccarlo più e punto. Magari associando questo al fatto di far addormentare il pupo per qualche giorno sempre al babbo.
Poi che accade a me?
E' vero che ormai allatto solo una volta al giorno ma  ho sentito parlare di ingorghi, dolori...
Che fare?
Chiaramente cerco consigli.

06 marzo 2013

Un si dorme


Post dalla qualità mediocre con unico scopo quello di informarvi del motivo della mia assenza dal blog, nonchè cercare un po' di compassione e appoggio tra "colleghe".

"Un si dorme e l' è dura" ve lo scrivo alla toscana che rende meglio l'idea.

Stanotte sono stata sveglia dalle 1.38 alle 4.12.
Stanotte come tante, troppe, notti ultimamente.

Alle 7.00 chiaramente si è svegliata Birbina  che dormiva ininterrottamente dalle 21.

Io che ho soprannominato mia figlia Birbina-dodici-ore-di-sonno-filato-dai-40-giorni, con Acciuga sto scontando la pena.
In compenso Acciuga mangia, a differenza di Birbina alla sua età, anzi lui lecca pure le pentole.
 
Non si può avere tutto dalla vita, questo è vero, ma la una giusta via di mezzo sarebbe salutare.

Il signorino alterna rare notti di sonno filato, in cui tiriamo un sospiro di sollievo, a frequenti notti con risvegli notturni, lunghi, lunghissimi.
Certe volte rimane silenzioso solo se lo allatto, certe volte neppure la tetta frena la sua voglia di cantare.
Così finisce che, come stanotte, per evitare di svegliare marito, figlia, vicini, sono andata in salotto... e lui alle tre di notte se ne è stato una mezz'ora a giocare in penombra nel box cantando.Mentre io, fissavo il vuoto.
E ride pure, il volpino.
 
Le spiegazioni si sprecano, chi non vuol dire la sua alzi la mano.
Saranno i denti, l'età, la temperatura, forse sente il tempo, avrà dormito troppo di giorno (ma quando mai!). Saranno le configurazioni astrali, aggiungo io.

Fatto sta che non dormendo, il giorno IO non vivo, ma sopravvivo.

Perchè io oltre a non dormire e dover gestire due bambini e la casa, sono tornata al lavoro e dunque devo pure cercare di concentrarmi.
Chiaramente vena creativa a livello zero, qualunque tipo di voglia a zero, a dire il vero.
Pensate che mio marito per Natale mi ha regalato un cofanetto con week end in regalo, una fuga romantica che ho molto apprezzato. Ma ora dove lo piazzo il cantore notturno per il week end? Ad allietare le notti dei nonni? Non mi sembra bello.
E poi se riuscissimo a partire, in questa condizione di sonno-astinenza-dipendenza comunque cercheremmo una proposta tipo "Week end di sonno"...forse non era quello che aveva in mente mio marito.

PASSERA'?
Lo so.
Lo spero, ma per favore ditemelo anche voi, ne ho proprio bisogno.

31 gennaio 2013

Facilitare la nanna: cuscino con noccioli di ciliegio


Quando entro nel mio letto in inverno adoro trovare il tepore dello scaldasonno ad accogliermi. Già quando spingo l'interruttore ON pregusto il momento di entrare sotto le coperte. Quel calduccio mi avvolge e passo al sonno in un nano-secondo.
 
Così ho pensato: perchè non far trovare un po' di calduccio anche ai miei piccoli nel loro lettino?

L'idea mi è venuta sopratutto quando con l'irrigidirsi delle temperature nel mese di novembre ho notato che Acciuga, che si addormentava alla poppa, avvolto dal calduccio del mio abbraccio sistematicamente si svegliava appena lo mettevo nel lettino forse disturbato dal rapido cambio di temperatura.
Così ho pensato di provare a scaldare anche il letto dei miei piccoli in modo da rendere ancora più accogliente l'ingresso sotto le coperte e conciliare il loro sonno.
 
Tra le varie soluzioni in commercio ho scelto di usare i cuscini con dentro i noccioli di ciliegio.
Le  ragioni sono principalmente due: la sicurezza e il fatto che si tratta di materiali del tutto naturali.
Le varie boulle di acqua calda, i vari scadini elettrici non mi davano una grande affidabilità nel lettino di un neonato, se si fossero accidentalmente rotti o avessero versato il loro contenuto scottando i bambini?
Il cuscino con i noccioli di ciliegio è un sistema semplice, naturale, ma a mio parere geniale: un sacchetto di stoffa riempito di noccioli di ciliegio che si scalda per qualche minuto in forno o nel microonde ed è pronto all'uso. Nasce per dare sollievo a contratture, mal di collo e schiena, ma anche come coccola per conciliare il sonno dei più piccoli funziona alla perfezione.

I nostri cuscini li abbiamo scelti insieme a Birby su questo sito: www.nocciolidiciliegio.it   che ha una gran varietà di prodotti anche adatti ai più piccini.
Se siete un minimo pratiche di macchina da cucire esiste anche la possibilità di fabbricarsi dei cuscini acquistando noccioli sfusi (li vendono anche sul sito che ho segnalato) oppure si possono raccogliere i noccioli quando si mangiano le ciliegie, ma il sistema per la pulitura è piuttosto macchinoso e secondo me non ne vale un gran che la pena.
Il tepore si mantiene a lungo senza pericolo di scottature.

 

Birby annusa il cuscino caldo perchè effettivamente odora di buono, lei dice "di pane", abbraccia il suo cuscino e spesso si addormenta mettendolo sulla pancia.
Per Acciuga uso il cuscino per scaldare il lettino mentre gli metto il pigiamino e quando lo metto a letto posiziono il cuscino al suo fianco così che possa godere del tepore.
 
E aspettare quel minutino perchè si scaldi in cuscino nel microonde è diventato uno dei tanti rituali della buonanotte, una vera a propria piacevole coccola in questo freddo inverno.

21 gennaio 2013

La sicurezza dei confini


Vi osservo dormire bambini miei.
Tu nella tua cameretta,  i tuoi riccioli ribelli, nel tuo letto da grande con la sbarretta per non cadere e tu piccino mio nel tuo lettino a cancelli, ancora nella nostra camera.
 
Quanto vi rendono ancora così diversi i tre anni che vi dividono. Due mondi che si sfiorano appena.
 
C'è un aspetto comune nel vostro dormire...state entrambi sul bordo, appoggiati al confine.
Tu sbuchi appena dal piumone e te ne stai letteralmente incastrata tra il materasso e il muro che fiancheggia il tuo letto. Ti addormenti nel centro, ma appena scivoli nel sonno torni sempre lì, in quella fessura con la schiena appoggiata al muro. Lo cerchi quell'appoggio, quel confine, che sembra darti sicurezza.

E te piccino hai lasciato la culla di vimini da un paio di mesi per il lettino. I primi giorni non sono stati facili, faticavi a prendere sonno. Troppo spazio, ho pensato. Ti mettevo giù e aprivi le braccia cercando il bordo "quel confine" che nel lettino ti sfuggiva.
Poi ho capito e ci ho messo un asciugamano arrotolato per rimpicciolire lo spazio. A quello ti appoggio quando ti addormenti e  sereno ti affidi al sonno.
 
Mi fate riflettere bambini, anche per il vostro modo di dormire.
 
E' nostro compito di genitori delimitare i confini entro cui dovrete muovervi quando i vostri occhietti sono svegli, nella vita.
Lo so già, lo sperimento già con Birbina, non è compito facile.
 
Regole, divieti, concessioni, contrattazioni che disegnano l'argine d'azione entro cui vi muovete.
Ne avete bisogno di questi confini, per muovervi sereni e crescere.
Ne avete bisogno di questi confini, il vostro modo di dormire lo racconta senza parlare.
Ne avete bisogno di questi confini per appoggiarvi e sorreggervi.
 
Limiti e margini che vi danno sicurezza.
 

15 gennaio 2013

ho quasi 4 anni e ciuccio


Alle soglie dei suoi quattro anni Birbina è un vulcano di energia.
Una bimba vispa, allegra e solare. La maestra la definisce SPLENDENTE perchè dice che ha sempre il sorriso.
 
Alle soglie dei suoi quattro anni Birbina ciuccia ancora.
Di notte sopratutto, ma anche quando torna dall'asilo ed è un po' stanca.
 
E' grande, lo so e quella consolazione così infantile e così deleteria per il suo palato e il suo sorriso dovrebbe già essere un ricordo da un pezzo.
La responsabilità è mia, ne sono consapevole.
Dalla prima volta che alla visita dei tre anni la pediatra mi ha suggerito di far sparire il ciuccio ne è passato di tempo e i suoi dentini hanno preso la piega a coniglietto.
A mia parziale discolpa posso dire però nel nel frattempo sono accadute diverse cose. Il cambio di asilo per Birbina, la nascita del fratellino, il mio rientro al lavoro.  Tutti eventi potenzialmente destabilizzanti a cui la nostra donnina mignon ha reagito con positività ed adattamento e... ciucciando.
A dir la verità quel ciuccio un po' comodo l'ha fatto anche a me in tante situazioni: per sedare un capriccio, per farla rilassare, per accelerare una nanna, sopratutto quando anche io ero stanca, come subito dopo la nascita di Acciuga e  come ad esempio ora che il furbino ha smesso di dormire la notte ( speriamo passi).
Su questo tema il mondo intero si sente in dovere di correre in mio aiuto dispensando consigli e tecniche varie:
  • buttalo dalla finestra,
  • fallo sparire che piangerà tre giorni ma poi se lo dimentica, 
  • lasciale un biglietto quando torna dall'asilo con scritto " il ciuccio l'ho preso io" firmato la Befana,
  • fagli un buco in cima
Io proprio non ce la faccio. Non ora almeno.
Qualche volta penso che forse piano piano lascerà il ciuccio da sola, forse si stancherà e quando sarà pronta smetterà di ciucciare. Io la incalzo spesso proponendole le varie possibilità " lascialo alla befana che ti porta un regalo, alla fatina dei denti che lo porta ai bambini poveri, guarda che sei grande ormai, lo sai che il ciuccio è stanco e vuole andare in vacanza" ma a quanto pare non sono un gran chè convincente perchè lei zitta zitta allunga la manina e afferra l'incriminato ciuccio e se lo ficca in bocca.

P.S. ironia della sorte il piccolo Acciuga che sarebbe legittimato a ciucciare, il ciuccio lo rifiuta proprio...farebbe tanto comodo, certe notti!

18 dicembre 2012

Fratellitudine


Quelli ritratti in questa foto sono proprio loro: Acciuga e Birbina. Fratelli.

Lui sorride a tutti, ma quando i suoi occhietti incrociano quelli di lei si illumina di una luce particolare.
Lei lo abbraccia che quasi lo soffoca e nel suo sguardo si alternano tenerezza e qualche volta fastidio di quella che  un fratello non l'aveva proprio chiesto.
 
Lei lo ha osservato per mesi, così pacifico nella culla che dormiva...nel suo sguardo lo stupore e la meraviglia per quell'esserino che dopo tanto parlarne, si era materializzato.
 
Lo ha presentato orgogliosa al mondo, lo ha annusato, studiato, accarezzato.
Piano piano gli ha fatto posto nella sua vita e nel suo cuore.
 
Non è facile essere primogenita: trovarsi a condividere il tempo della mamma, vedere i tuoi giochi in mano ad un altro, beccarsi il vaccino dell'influenza solo per proteggere il fratellino troppo piccolo (sob!), e sopratutto imparare ad aspettare...
Perchè prima chiamavi e subito qualcuno correva e ora invece, spesso devi attendere un attimo: perchè Acciuga deve poppare, perchè si deve addormentare, perchè la mamma sta preparando la pappa...
e tu piccola donnina con gli occhi vispi, senza troppe rimostranze ti sei attrezzata di pazienza e con qualche capriccio ti sei adattata.
 
Non è facile però neppure essere il secondogenito: è vero la  mamma è più serena, più esperta nelle "manovre", ma il paragone è sempre pronto, ci si aspetta che tu ripeta il meglio della primogenita.
E invece è tutta un'altra storia, tutto un altro percorso, niente di ciò che ha funzionato con lei funziona con te...sei diverso e questo è tutto.
 
Poi ci siete VOI DUE.
FRATELLI.
Tu che vuoi il pigiama uguale al suo, per sentirti più simile. Lui che si allunga per afferrarti i riccioli. Tu che strilli per fargli paura e lui che risponde ridendo a crepapelle. Tu che gli dici minacciosa "Zucca pelata quando cresci ti do tante botte in testa" e lui che per tutta risposta si ciuccia i piedi della tua barbie.

Poi ci siete VOI DUE.
FRATELLI.
Al calduccio, una domenica mattina sotto il piumone nel lettone. Occhi negli occhi ridete tra voi, stretti stretti, le mani intrecciate.
E la mia certezza che in due la vita è un'avventura più speciale.

27 novembre 2012

e son soddisfazioni


SE con impegno e costanza,
faccia a faccia,
in ogni istante possibile,
SILLABI il fatidico "MAmmA, Mam MA, mamma,MA, MA"
e

LUI  ti sorride sornione,
ogni volta,
puntualmente,
ti risponde " Ca ca,  Ca cA, CA CA"

La tua autostima potrebbe,  forse, risentirne
...
e son soddisfazioni.

19 novembre 2012

SILVERETTE paracapezzoli in argento

Tutti mi dicevano che allattare sarebbe stato bellissimo, che la sensazione dell'avere il proprio piccolo attaccato al seno mi avrebbe donato soddisfazione e pienezza. In realtà le uniche sensazioni che ricordo nei primi giorni dopo la nascita della mia primogenita erano di grande disagio e fastidio nell'attaccarla al seno.
I capezzoli erano doloranti, ipersensibili e anche il leggero sfregamento con il reggiseno mi dava fastidio. La situazione è poi degenerata con l'arrivo della montata lattea e il conseguente sballamento ormonale corredato dal simpaticissimo fenomeno del baby blues da me ribattezzato "la frignarella".
 
Ho in mente un'immagine di me tragi-comica:  era sera e mi aggiravo per casa con le mie enormi tette post-montata all'aria (da notare che era febbraio) perchè non sopportavo il contatto con niente, chiaramente piangendo come una fontata.
Ho provato con le coppette assorbilatte usa e getta di diverse marche che su di me avevano il fenomenale effetto di appiccicarsi ai capezzoli provocandomi un vero fastidio quando arrivavo a rimuoverle, oltre l'effetto di capezzolo-accartocciato.
Poi il quinto giorno hanno fatto la loro conparsa le temute ragadi ed è stato un guaio.
 
Quando si avvicinava la poppata mi saliva l'ansia perchè sapevo che sarebbe arrivato presto il momento in cui avrei dovuto attaccarla al seno. Il dolore in quel momento era di un'attimo ma lancinante. Latte, lacrime e sangue...diciamo che non ne ho proprio un ricordo piacevole. 
 
Per evitare il ripetersi di questa esperienza stavolta ho cominciato per tempo a spulciare il web in cerca di qualche soluzione finchè non ho scoperto SILVERETTE due piccole coppette in argento da utilizzare come paracapezzoli. Le recensioni che ho trovato erano tutte positive e non erano riportati svantaggi e questo mi hanno convinto a provarle.
 
Ho cominciato a indossarle qualche ora per casa nelle ultime settimane di gravidanza e quello che notavo quando le toglievo era che il capezzolo aveva preso la forma della coppetta ed era ben estroflesso.
Le ho poi messe nella borsa dell'ospedale.
 
Dopo il parto le ho indossate subito dentro il reggiseno, basta una goccia di latte e si attaccano tipo ventose. Da subito ho provato sollievo perchè evitavano  lo sfregamento tra il capezzolo superstimolato (Acciuga si è da subito dimostrato un gran ciucciatore) e il reggiseno. Le ragadi stavolta non sono proprio comparse. Non so bene dire se in questo Silverette abbia un merito.
 
Dopo la montata ho continuato ad indossarle. Le toglievo ad ogni poppata, le svuotavo  (si riempiono di latte), le sciacquavo sotto l'acqua corrente e le asciugavo con un fazzoletto. Pronte di nuovo all'uso. I miei capezzoli erano sempre ben estroflessi e se ha fine poppata erano un po' irritati semplicemente indossando le coppette sembravano sfiammarsi.
 
Un unico consiglio che non trovate nel sito: quando le indossate, fatele ben aderire al seno e metteteci sopra una coppetta assorbilatte perchè se entra un po' di aria tra la coppetta e il capezzolo potreste trovarvi bagnate di latte e sopratutto perchè se uscite e magari è estate, e magari avete una maglietta sottile, almeno potreste evitare di somigliare Madonna con il famoso reggiseno a punta, unico effetto, diciamo, collaterale.


12 novembre 2012

Ho fatto pace con le mie TETTE

 
 
Allattamento al seno: un tema che negli ultimi tre anni mi faceva al solo pensiero venire il groppo in gola.

Più volte ho raccontato della mia esperienza di latte e tette con Birby e di quanti sensi di colpa  mi avesse scatenato il fatto di non essere riuscita ad allattare la mia piccina, dopo averci provato con tutta me stessa. Un vero fallimento personale.
Aspettando Acciuga mi ero preparata alla stessa esperienza. Ad allattare ci avrei riprovato, ma immaginavo già che saremmo passati in breve tempo al biberon.
 
Stavolta però avevo una certezza: avrei pianto di meno.
 
Perchè in fondo anche con il biberon la mia piccina era cresciuta proprio bene, anzi era proprio fiorita, e perchè avevo sperimentato che anche l'allattamento artificiale qualche vantaggio ce l'ha, se non altro in termini di autonomia della mamma.
 
E INVECE...
 
inaspettatamente e contro ogni pronostico il latte stavolta è arrivato in abbondanza e il mio secondogenito all'alba dei 5 mesi e mezzo è un poppa-dipendente allattato ancora esclusivamente al seno. Proprio un talebano della tetta direi,  tanto da rifiutare qualunque altra forma di "ciucciamento" che sia il succhietto o la tettarella del biberon.  Così il biberon stavolta è restato nella scatola.
 
Eppure io sono la stessa...e ho fatto più o meno le stesse cose...e con la stessa convinzione...
 
Pensando alle diverse variabili che possono aver influenzato la riuscita dell'allattamento le principali differenze nelle due esperienze sono state:
  • il maggior peso alla nascita di Acciuga: circa 200 g in più che però si sono fatti sentire in termini di forza nella poppata (e stiamo parlando comunque di bambini nati entrambi sotto i 3 kg).
  • un secondo parto meno traumatico in termini di tempo (meno tre ore di travaglio la seconda volta contro le dieci ore della prima esperienza) e di postumi ( con la Birby non sono riuscita a stare seduta per una settimana e questo non aiutava di sicuro la posizione corretta dell'allattamento).
  • i capezzoli risparmiati stavolta dalle ragadi che hanno reso attaccare al seno Acciuga un piacere quasi fin da subito. Sensazione che neppure ricordo di aver MAI provato con la Birby. Provvidenziale è stato l'uso dei paracapezzoli in argento, fin da prima del parto e tra una poppata e l'altra nel primo mese.
  • le ostetriche del reparto mi hanno tartassato meno. Si dice che accada a tutte le secondipare e il mantra "Attaccalo, attaccalo, attaccalo" "te le strizzo, te le tiro, te le strizzo" che tanto aveva connotato il mio primo ricovero non si è ripetuto.

La seconda volta poi sono stata indubbiamente io meno sconvolta dall'esperienza, meno stressata, sorpresa, rincoglionita...certo! Era la seconda volta...e questo sicuramente ha aiutato.
 
Ma sopratutto ero più SERENA: in quest'allattamento paradossalmente ho investito emotivamente di meno. Non ho misurato il mio valore in termini di riuscita, non ho ridotto il mio essere brava mamma alla capacità di nutrire il mio piccolo...ed così, senza pensarci è andata bene!
Con tutti i vantaggi e svantaggi che l'allattamento esclusivo al seno comporta...sì perchè a mio parer qualche svantaggio rispetto al biberon esiste, ma ve ne parlerò in un post dedicato.
 
Della mia storia di mamma lattifera che dire:
HO FATTO LA PACE CON LE MIE TETTE e questo è tutto.
Con tanta soddifazione assaporo ogni giorno questa straordinaria esperienza di mamma nutrice che è capitata anche a me.
 
Strana la vita, però.
 

20 giugno 2012

In diretta dalla sala parto gialla


Com'è nato Acciuga?

Potrei raccontarvi di orari, centimetri di dilatazione, flebo e punti, ma non è questo che mi rimane della mia esperienza in sala parto a distanza di quindici giorni.
Era una notte di luna piena, proprio come quando è nata la Birby...un pomeriggio festoso alle spalle a base di pane e porchetta e la piccina a dormire dai nonni.
Nessuna avvisaglia, ma uno strano senso di pace dentro.
La tv che racconta, karateka che russa in camera e qualcosa di strano che comincia a " muoversi" in me.
Le ho riconosciute subito le contrazioni, ma ci ho messo un po' ad accettarle a livello cosciente e a prendere consapevolezza che quella notte, era LA NOTTE e che qualcosa sarebbe cambiato...
Ho rimesso casa. Che strano, come gli animali che preparano il nido. In silenzio, con passo felpato ho aspettato che quell'onda ritmica che si impossessava di me diventasse regolare e poi ho svegliato karateka con la fatidica frase " Mi sa che si siamo"...
Siamo andati in ospedale e quel chiarore di luna piena mi è proprio entrato dentro.
Con lo stesso chiarore e calma sono stata accolta nel reparto di ostetricia nella penombra della notte da un'ostetrica gentile.
Per coincidenza la ginecologa di turno era la stessa della notte in cui è nata Birby, dettaglio che ho letto come buon auspicio.
E' stato tutto molto, inaspettatamente rapido e in breve tempo mi sono ritrovata nella sala parto gialla. La stessa stanza in cui anche Birby si è affacciata al mondo. L'ho chiesto io, se proprio quella sala fosse libera.
Così di nuovo nella penombra, come in un film familiare già in parte visto, sentendomi un po' a casa, mi sono abbandonata all'istinto e a quella parte "animale" e irrazionale che sa, senza sapere, cosa fare.
Ho mangiato gelatine di frutta, anche stavolta, per avere energia. Mi hanno portato un thè caldo e un biscotto, un gesto semplice ma che mi ha fatto dimenticare di essere in ospedale.
Mi è venuto in mente in quel momento la mia gattina Agostina e quanto mi sentissi simile a lei quando in preda alle doglie cercava senza posa un posto che per lei fosse accogliente. Ho anche pensato che se fossi stata in una foresta, sorretta ad una liana, forse in quel momento tutto sarebbe andato allo stesso modo.
La voce calma dell'ostetrica di turno mi ha accompagnato in questo nuovo viaggio, sottovoce, rassicurante. Ha accolto i miei pensieri, ha incoraggiato la mia voce ad uscire, ha raccolto le mie paure nell'attimo in cui la memoria del mio corpo ha riconosciuto il dolore, quello vero e razionalmente ha cercato per un momento di rifiutarlo. E' stato come se il mio corpo si fosse d'un tratto reso consapevole di quello che sarebbe accaduto di lì a poco. E' stato un attimo di panico, ma già trovare le parole per raccontarlo lo ha fatto svanire...
Poi la voglia assoluta di vederti, la forza del leone che si impossessa di me e quei rapidi estremi momenti in cui hai visto la luce.

Ti ho visto riflesso negli occhi emozionati del tuo babbo, ancor prima di vederti.

Sei nato in pace con il mondo, hai pianto appena...e l'universo si è di nuovo fermato, per noi, nell'attimo di quell'incontro, quando i tuoi occhietti hanno incontrato i miei.
Il miracolo della vita si è ripetuto, stavolta per noi, e ora sei lì, perfetto capolavoro.

Ci siamo annusati e riconosciuti...quando come una tartarughina appena nata che senza vedere si dirige verso il mare hai trovato il capezzolo per ricongiungerti a me...appena separato.

Benvenuto al mondo Lorenzo / Acciuga.

Questo e la foto di inizio post dettagli della sala parto "gialla" dell'Ospedale del Mugello:

30 maggio 2012

PENSANDO A TE...all'alba delle 38 settimane


La terra che balla. La crisi economica. La sfiducia nel futuro. Le giornate di pioggia.
Strano momento per venire alla luce.
Forse posso capire se ancora preferisci restartene lì al calduccio e protetto nella mia pancia, col rassicurante battito del mio cuore a farti da colonna sonora.
Chissà cosa percepisci di questa strana realtà da lì dentro. Cerco di trasmetterti serenità con le mie carezze, cerco  di essere positiva, per te piccino mio.

Non temere, non aver paura di affacciarti al mondo.  

Non posso assicurarti che tutto sarà facile, che tutto sarà perfetto.

Stai certo però che qua fuori non sarai solo e che troverai il nostro sorriso ad accoglierti, le braccia forti del babbo a sorreggerti, un nido accogliente e una sorellina a farti compagnia nella strada della vita e una mamma che ti stringe stretto stretto qualunque cosa ci riservi il futuro.

Ho voglia di incontrarTi, di vedere la roulette della genetica che tratti ha scelto per il tuo visino.
Ho voglia di inebriarmi nel tuo odore di neonato, di accarezzarti e meravigliarmi nello scoprirti.

Aspetto che l'universo di blocchi di colpo di nuovo, quando i nostri sguardi si incroceranno per la prima volta e già assoporo la nostalgia dolce del non averti più dentro di me.

Ti aspettiamo piccino.

Sono/Siamo pronti - più o meno ;)
Ora tocca a TE...

17 maggio 2012

Primo incontro tra fratelli: in ospedale o a casa?

All'alba della 36° settimana di gravidanza, ormai ufficialmente più larga che lunga, passo le mie giornate a preparare il nido per il nuovo arrivo, a coccolare la mia Birbina e a pensare.

Chissà in quale momento Acciuga deciderà di "bussare" e intraprendere il suo viaggio verso il nostro incontro?
Chissà che visino avrà?
Chissà come andrà il parto?

Rispetto alla mia prima esperienza, c'è maggior consapevolezza, ma anche un pensiero in più: la mia piccola a casa.
Abbiamo preparato Birbina al fatto che quando Acciuga "busserà" la mamma dovrà andare all'ospedale per farlo nascere e lei starà con i nonni.
Ci ha aiutato molto in questo uno splendido libro illustrato dal titolo "Il pancione della mamma. Tu dentro e io davanti" che ha come protagonista una Sorella Grande che si confronta e dialoga con una pancia-mamma che cresce di pagina in pagina.
La sorellina che sorride preparandosi di fronte allo specchio e una pagina bianca rappresentano il momento in cui la mamma-pancia è in ospedale a partorire.
Poesia pura.

Uno dei dubbi maggiori rispetto al momento della nascita in questo momento è:
Quando organizzare il primo incontro tra i fratelli?
Meglio in ospedale o nell'intimità di casa?

L'ospedale dove partorirò ha un colorato e accogliente reparto maternità in cui i padri e i fratellini sono accolti in qualunque momento della giornata. Birbina potrebbe quindi conoscere il fratellino in quel contesto, anche fuori dall'orario di visita dei parenti.
Mi piace l'idea che il contesto ospedale, funzioni da filtro per questo nuovo arrivo.
Quello che temo è il momento del distacco post- visita. Il fatto che Birby possa piangere e non comprendere perchè deve tornare a casa e lasciare la sua mamme e il nuovo arrivato insieme in ospedale.
E' un periodo un po' particolare per lei, durante questi mesi in cui sono a casa dal lavoro si è molto attaccata a me e benchè non abbia difficoltà nel trascorrere il tempo senza la mia presenza, lo confermano i nonni e le insegnanti di asilo, il momento del distacco si è fatto faticoso.

L'altra ipotesi sarebbe quella di rimandare l'incontro di qualche ora e far conoscere i piccoli a casa.
Quello che non mi convince di questa possibilità è il fatto che nell'ambiente di Birby, lei possa trovare, di colpo, senza alcun filtro, nè mediazione, il fratellino.

Che fare allora?

Nella migliore delle ipotesi, se tutto in sala parto fila liscio, se il parto è regolare e il piccolo sta bene, è prassi dell'ospedale la dimissione dopo le 48 ore dal parto. Abbiamo pensato che la soluzione migliore per noi sarebbe quella di far incontrare la Birby e Acciuga in ospedale,  ma al momento delle dimissioni. Birby potrebbe venire a prendere la mamma e il fratellino in ospedale con il babbo per poi tornare tutti a casa insieme, evitando quindi il momento del distacco.
La aspetteremo con un regalino che il fratellino ha portato per lei.

Che ne pensate?

11 maggio 2012

MOMENTI MAGICI


Distesa vicino a te, nel tuo letto, ti osservo, la luce soffusa, mentre il tuo sguardo si fa fisso e lentamente abbandoni la realtà per il mondo dei sogni.

Chissà cosa pensi?
La mente piena di corse, giochi, risate, amici, capricci, sole o forse di principesse e castelli...
Sorrido perdendomi nei tuoi lineamenti minuti sommersi da quella ribelle cascata di riccioli.
Ancora oggi mi stupisco di quale miracolo sia la vita, di quale straordinaria combinazione genetica abbia dato origine a te, e di quale fortuna sia essere la TUA mamma.

Le tue manine percorrono le linee del mio volto, sembri quasi disegnarmi, forse vuoi portarmi con te anche nei sogni?
Ispiro il tuo profumo, mi perdo in questo momento solo nostro che sembra senza tempo.

Buona notte piccina mia.

Una sera.
Un divano arancio e una famiglia.
Te ne stai distesa, le gambe sul babbo, l'orecchio appoggiato sulla pancia della mamma.
Un sussulto ti riscuote.
Alzi la testa.
Gli occhi che brillano.
L'hai sentito, è il fratellino nel pancione.
Sorridi, lo sguardo si fa complice.
Non dici niente ma mi alzi la maglia.

Osservi il pancione.
Chissà cosa pensi?
Come e se immagini questo fratellino.
Schiocchi un bacino forte e energico.
Poi avvicini la bocca all'ombelico e esclami

"Ciao. Quando esci c'è un posticino anche per te sul divano".

03 febbraio 2012

Co-sleeping?

Co-sleeping ci stiamo pensando in vista del nuovo arrivo.


Accogliere un figlio nel lettone è una pratica che mi affascina, sopratutto nei primi mesi di vita del neonato, sopratutto se stavolta riuscissi ad allattarlo, ma i dubbi sono davvero tanti: è una libertà o diventa una schiavitù?


La Birbina ha da sempre dormito nel suo spazio che prima era la carrozzina, poi la culla e da quando ha circa 5 mesi il suo lettino. L'ho allattata col biberon e quindi, comunque mi dovevo alzare da letto di notte per preparare e scaldare la poppata. Da quando è cresciuta difficilmente chiede di venire a dormire con noi. Il lettone è per lei sopratutto il luogo delle coccole della Domenica mattina quando volentieri si infila tra me e mio marito per giocare.


Qualche volta la porto io se si sveglia di notte, ma nelle rare situazioni in cui ospitiamo la nostra Birby tre-enne nel lettone la situazione del nostro sonno è spesso quella descritta nell'immagine sopra.

Al risveglio siamo sempre tutti incriccati...e il sonno si fa frammentario perchè ho il pensiero della piccola che vaga per il lettone. Spesso la troviamo di traverso sopra le nostre teste o girata testa-piedi.

Ma?


Le perplessità fermentano...


Questo post partecipa al blogstorming


01 febbraio 2012

FERMATE LA GIOSTRA-Appunti semi-seri sui primi tre mesi di gravidanza

Ci sono passata due volte da quel momento fatidico in cui un semplice aggeggio bianco e blu corredato di linette ben marcate mi ha predetto che sarei diventata mamma... in entrambi i casi è stata una sorpresa e da quel momento (e molti test dopo fatti per sicurezza) niente è stato più uguale.


Ci sono passata due volte da quei faticosi primi tre mesi di gravidanza. Ogni volta è stata una storia a sè con sensazioni, sintomi, timori, voglie completamente diverse...e allora cosa accade alla mamma dopo l'esito del test di gravidanza positivo?

Accade che si senta radiosa, felice e piena di energia per i tre mesi successivi e che sia il periodo più bello della sua vita.

Diciamo che questo, forse, accade ad una piccola percentuale di fortunatissime donne che ricorderanno quel periodo come unico e magico.

Vi racconto cosa è accaduto a me in un mix del peggio delle due gravidanze, ma sicuramente il repertorio può essere ampliato e arricchito da personalissimi sintomi :


-L'EFFETTO GIOSTRA: può accadere che vi piombi addosso un senso di nausea perenne, più o meno in contemporanea con l'esito del test e che vi abbandoni solo quando chiudete gli occhi la sera, la sensazione "vivo in barca" vi assalirà appena sveglie e sarete costrette a repentine fughe in bagno.

-Potreste sentire strani odori ovunque, per aprire il frigorifero potreste dovervi tappare il naso o mettervi la maschera. L'autobus vi potrebbe sembrare una camera a gas, e pure vostro marito potrebbe avere al vostro naso un insolito odore.

-Il percorso da pendolare in treno potrebbe sembrarvi eterno e invece di cercare il vagone con i compagni di viaggio il primo pensiero sarà sempre e comunque quello di cercare un bagno spesso, chiaramente, FUORIUSO!

-Il mondo vi potrebbe sembrare stranamente popolato di bipedi con andatura da papera e panze prominenti e vedrete carrozzine ovunque.

-Se poi decidete di mantenere il segreto verso il mondo nel primo periodo state pur certi che vi accadranno le cose più assurde: la nonna vi racconterà casualmente del bambino della vicina nato dopo i salti sulla pancia da parte del ginecologo, vi offriranno vodka nella pausa pranzo al lavoro e vi troverete in auto col vostro capo che, casualmente, ha voglia di fumare con i finestrini chiusi.

-In questo periodo vi può accadere di essere assalite da sonno folle, di imparentarvi per giorni interi con il divano se siete a casa, o di ciondolare al pc al lavoro con gli occhi aperti ma con la mente tra i sogni.

-Potreste sognare acciughe alle sette di mattina, o Estathè ad ogni ora del giorno (e queste sono state le mie personali fisse) ma ne ho sentite di più strane.

-I vostri cibi preferiti potrebbero non essere più tali e darvi il voltastomaco al solo pensiero. Potreste avere la nausea anche solo a vedere "Cotto e mangiato" in tv e elemosinare cene a base di cibi in bianco pur di non cucinare e sopratutto pur di non aprire il frigo (vedi sopra).

-Se poi a casa avete già un bimbo, anche se ignaro della novità, state certi che sembrerà cogliere qualcosa di strano nell'aria. Vorrà sempre stare in braccio e vi coccolerà, ve lo troverete attaccato alle gambe anche mentre siete piegate sul wc esclamando " mamma che fai, gomiti?"

Se poi il piccolo va all'asilo di sicuro vi regalerà, in questi mesi in cui molti medicinali sono off-limits, un variegato repertorio di virus...


Tutto così nero nei primi mesi di gravidanza? Vi sembra che abbia esagerato?

Per me è stato un periodo molto faticoso, entrambe le volte non posso negarlo.

Ci sono però due aspetti splendidi di questo periodo che valgono tutti i "piccoli" disagi del caso:


-PASSA...i primi tre mesi passano in fretta, anche perchè quando ci accorgiamo di essere in attesa, in fondo, un mese dei tre è già passato. Poi ti alzi una mattina intorno al terzo mese e la nausea è sparita e sei di nuovo tu, piena di energia.

-in questo periodo farete le prime visite e anche se sul monitor apparirà solo un minuscolo palloncino con un millimetrico puntino sentirete il galoppare del suo cuoricino e quel battito di vita, miracolosamente dentro di voi, ripagherà in un attimo tutte le fatiche di questo primo periodo.

12 gennaio 2012

ACCIUGA

Abitata da ormai quasi 18 settimane da un pesciolino che sfiora i 20 cm.

Ieri lo abbiamo visto di nuovo nell'ecografia.

E' sempre un'emozione trovarsi faccia a faccia con questo miracolo della vita. Lo osservavo stupita: così piccolo e già così perfetto. Sguazzava, faceva evoluzioni e per un attimo è pure sembrato che ci salutasse. Il ginecologo ha sciolto ieri ogni riserva è proprio un maschietto.


Questa visita mi ha rasserenata, ancora i suoi movimenti nella mia pancia sono dei delicati sfarfallii e da quando ( ringraziando il cielo) le nausee hanno abbandonato le mie giornate, non ho più segnali continui della sua presenza quindi vedere e sapere che ACCIUGA sta bene è stato un vero sollievo.


ACCIUGA, ma vi pare un nome da dare a un bambino?

Lo abbiamo chiamato così poco dopo che abbiamo saputo della sua presenza, perchè insieme alla comparsa immediata delle nausee ad assillare le mie giornata sono stata invasa da un'incredibile, inarrestabile voglia di pasta di acciughe...

Avrei mangiato pane con burro e acciughe ad ogni ora del giorno. Lo avrei mangiato, ma più con gli occhi che con la bocca perchè nella realtà a questo desiderio incontenibile corrispondeva una reale repulsione del mio stomaco, pressapoco per tutto, compreso il pane con la pasta di acciughe.

Così un po' per scaramanzia, un po' per cercare di mantenere un po' di distacco ( impossibile in realtà) da quel fagiolino che cullavo nel mio ventre cercando di non iper-investirlo di aspettative, abbiamo deciso di non chiamarlo bambino/a fino al terzo mese ma di chiamarlo ACCIUGA.


Birbina fu GRANCHINO per il primo periodo, visto che la mia passione nella prima gravidanza era l'ESTATHE che consumavo a litri. Sfrenata voglia inadatta però a identificare la fagiolina allora.
ACCIUGA poi suona simpatico, era un modo per non parlare troppo chiaramente della situazione di fronte a Birbina perchè abbiamo deciso di non informarla del nuovo arrivo almeno finchè non fosse passato il periodo più rischioso per la gravidanza e, a dir la verità, questo nome mi fa tanta tenerezza.

Ora che sappiamo pure che è un maschietto, che dite sarà il caso di cominciare a pensare ad un nome serio e smettere di chiamarlo ACCIUGA?

02 gennaio 2012

LE RAGIONI DEL MIO SILENZIO

In silenzio tante volte ho provato a digitare titoli e idee per nuovi post, per raccontare della mia vita e della avventure della mia piccoletta che cresce, per aggiornarvi o semplicemente per fare gli auguri.


Le parole adatte sembravano sfuggire dalla tastiera, le idee sfumavano appena cercavo di imbrigliarle nero su bianco. Strano per me a cui difficilmente mancano le parole.

In silenzio ho continuato a sbirciare nei blog a me cari seguendo le vostre avventure.Tante volte ho sentito mie parole e sensazioni di blogger amiche che nella mia mente non riuscivano a trovare ordine e posa.

In silenzio, ho cullato speranze e sogni, solo il silenzio sembrava contenere le mie ansie e i miei timori...Chissà se tutto andrà bene? Sarò all'altezza della situazione?


Il mio equilibrio che di nuovo veniva "squilibrato", il mio corpo che faceva " i capricci", il mondo intero che urlava che ci aspetta un futuro di sacrifici e la voglia di avere di nuovo fiducia nel futuro.

Ho cercato il silenzio per dare un'occhiata profonda a quello che sono oggi, alla mia vita di mamma, donna, amica... questo STOP mi ha messo di fronte allo specchio, disorientata e svuotata, solo così ho trovato l'energia per ripartire rinnovata e più consapevole.

Se non si fosse capito i cambiamenti mi mandano nei matti... anche quando hanno implicazioni splendide.

Così solo ora, con un fisico arrotondato, il sorriso più sereno, e una mano che accarezza la pancia, esco dal silenzio per annunciarvi con gioia che una nuova avventura è già iniziata nella storia di Mammolina e che a metà giugno, se tutto adrà bene, il miracolo della vita si ripeterà e sarò MAMMA per la seconda volta.


Sarò felice di condividere con voi questa avventura.



ACCIUGA lo abbiamo chiamato così il fagiolino che mi abita, del quale vi racconterò presto.




Intanto vi auguro un anno nuovo sereno e pieno di belle sorprese.


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