20 giugno 2012

In diretta dalla sala parto gialla


Com'è nato Acciuga?

Potrei raccontarvi di orari, centimetri di dilatazione, flebo e punti, ma non è questo che mi rimane della mia esperienza in sala parto a distanza di quindici giorni.
Era una notte di luna piena, proprio come quando è nata la Birby...un pomeriggio festoso alle spalle a base di pane e porchetta e la piccina a dormire dai nonni.
Nessuna avvisaglia, ma uno strano senso di pace dentro.
La tv che racconta, karateka che russa in camera e qualcosa di strano che comincia a " muoversi" in me.
Le ho riconosciute subito le contrazioni, ma ci ho messo un po' ad accettarle a livello cosciente e a prendere consapevolezza che quella notte, era LA NOTTE e che qualcosa sarebbe cambiato...
Ho rimesso casa. Che strano, come gli animali che preparano il nido. In silenzio, con passo felpato ho aspettato che quell'onda ritmica che si impossessava di me diventasse regolare e poi ho svegliato karateka con la fatidica frase " Mi sa che si siamo"...
Siamo andati in ospedale e quel chiarore di luna piena mi è proprio entrato dentro.
Con lo stesso chiarore e calma sono stata accolta nel reparto di ostetricia nella penombra della notte da un'ostetrica gentile.
Per coincidenza la ginecologa di turno era la stessa della notte in cui è nata Birby, dettaglio che ho letto come buon auspicio.
E' stato tutto molto, inaspettatamente rapido e in breve tempo mi sono ritrovata nella sala parto gialla. La stessa stanza in cui anche Birby si è affacciata al mondo. L'ho chiesto io, se proprio quella sala fosse libera.
Così di nuovo nella penombra, come in un film familiare già in parte visto, sentendomi un po' a casa, mi sono abbandonata all'istinto e a quella parte "animale" e irrazionale che sa, senza sapere, cosa fare.
Ho mangiato gelatine di frutta, anche stavolta, per avere energia. Mi hanno portato un thè caldo e un biscotto, un gesto semplice ma che mi ha fatto dimenticare di essere in ospedale.
Mi è venuto in mente in quel momento la mia gattina Agostina e quanto mi sentissi simile a lei quando in preda alle doglie cercava senza posa un posto che per lei fosse accogliente. Ho anche pensato che se fossi stata in una foresta, sorretta ad una liana, forse in quel momento tutto sarebbe andato allo stesso modo.
La voce calma dell'ostetrica di turno mi ha accompagnato in questo nuovo viaggio, sottovoce, rassicurante. Ha accolto i miei pensieri, ha incoraggiato la mia voce ad uscire, ha raccolto le mie paure nell'attimo in cui la memoria del mio corpo ha riconosciuto il dolore, quello vero e razionalmente ha cercato per un momento di rifiutarlo. E' stato come se il mio corpo si fosse d'un tratto reso consapevole di quello che sarebbe accaduto di lì a poco. E' stato un attimo di panico, ma già trovare le parole per raccontarlo lo ha fatto svanire...
Poi la voglia assoluta di vederti, la forza del leone che si impossessa di me e quei rapidi estremi momenti in cui hai visto la luce.

Ti ho visto riflesso negli occhi emozionati del tuo babbo, ancor prima di vederti.

Sei nato in pace con il mondo, hai pianto appena...e l'universo si è di nuovo fermato, per noi, nell'attimo di quell'incontro, quando i tuoi occhietti hanno incontrato i miei.
Il miracolo della vita si è ripetuto, stavolta per noi, e ora sei lì, perfetto capolavoro.

Ci siamo annusati e riconosciuti...quando come una tartarughina appena nata che senza vedere si dirige verso il mare hai trovato il capezzolo per ricongiungerti a me...appena separato.

Benvenuto al mondo Lorenzo / Acciuga.

Questo e la foto di inizio post dettagli della sala parto "gialla" dell'Ospedale del Mugello:

08 giugno 2012

E' nato


LUNEDI' 4.06.12 ore 8,15

E' arrivato ACCIUGA.

Nato a sorpresa dopo una splendida notte di luna piena,
dopo una cena a base di pane e porchetta
 catapultato nel mondo con un travaglio lampo.


2.840 kg di dolcezza.

Siamo felicissimi.
Appena il turbine dei primi giorni mi da tregua, vi aggiorno!

30 maggio 2012

PENSANDO A TE...all'alba delle 38 settimane


La terra che balla. La crisi economica. La sfiducia nel futuro. Le giornate di pioggia.
Strano momento per venire alla luce.
Forse posso capire se ancora preferisci restartene lì al calduccio e protetto nella mia pancia, col rassicurante battito del mio cuore a farti da colonna sonora.
Chissà cosa percepisci di questa strana realtà da lì dentro. Cerco di trasmetterti serenità con le mie carezze, cerco  di essere positiva, per te piccino mio.

Non temere, non aver paura di affacciarti al mondo.  

Non posso assicurarti che tutto sarà facile, che tutto sarà perfetto.

Stai certo però che qua fuori non sarai solo e che troverai il nostro sorriso ad accoglierti, le braccia forti del babbo a sorreggerti, un nido accogliente e una sorellina a farti compagnia nella strada della vita e una mamma che ti stringe stretto stretto qualunque cosa ci riservi il futuro.

Ho voglia di incontrarTi, di vedere la roulette della genetica che tratti ha scelto per il tuo visino.
Ho voglia di inebriarmi nel tuo odore di neonato, di accarezzarti e meravigliarmi nello scoprirti.

Aspetto che l'universo di blocchi di colpo di nuovo, quando i nostri sguardi si incroceranno per la prima volta e già assoporo la nostalgia dolce del non averti più dentro di me.

Ti aspettiamo piccino.

Sono/Siamo pronti - più o meno ;)
Ora tocca a TE...

17 maggio 2012

Primo incontro tra fratelli: in ospedale o a casa?

All'alba della 36° settimana di gravidanza, ormai ufficialmente più larga che lunga, passo le mie giornate a preparare il nido per il nuovo arrivo, a coccolare la mia Birbina e a pensare.

Chissà in quale momento Acciuga deciderà di "bussare" e intraprendere il suo viaggio verso il nostro incontro?
Chissà che visino avrà?
Chissà come andrà il parto?

Rispetto alla mia prima esperienza, c'è maggior consapevolezza, ma anche un pensiero in più: la mia piccola a casa.
Abbiamo preparato Birbina al fatto che quando Acciuga "busserà" la mamma dovrà andare all'ospedale per farlo nascere e lei starà con i nonni.
Ci ha aiutato molto in questo uno splendido libro illustrato dal titolo "Il pancione della mamma. Tu dentro e io davanti" che ha come protagonista una Sorella Grande che si confronta e dialoga con una pancia-mamma che cresce di pagina in pagina.
La sorellina che sorride preparandosi di fronte allo specchio e una pagina bianca rappresentano il momento in cui la mamma-pancia è in ospedale a partorire.
Poesia pura.

Uno dei dubbi maggiori rispetto al momento della nascita in questo momento è:
Quando organizzare il primo incontro tra i fratelli?
Meglio in ospedale o nell'intimità di casa?

L'ospedale dove partorirò ha un colorato e accogliente reparto maternità in cui i padri e i fratellini sono accolti in qualunque momento della giornata. Birbina potrebbe quindi conoscere il fratellino in quel contesto, anche fuori dall'orario di visita dei parenti.
Mi piace l'idea che il contesto ospedale, funzioni da filtro per questo nuovo arrivo.
Quello che temo è il momento del distacco post- visita. Il fatto che Birby possa piangere e non comprendere perchè deve tornare a casa e lasciare la sua mamme e il nuovo arrivato insieme in ospedale.
E' un periodo un po' particolare per lei, durante questi mesi in cui sono a casa dal lavoro si è molto attaccata a me e benchè non abbia difficoltà nel trascorrere il tempo senza la mia presenza, lo confermano i nonni e le insegnanti di asilo, il momento del distacco si è fatto faticoso.

L'altra ipotesi sarebbe quella di rimandare l'incontro di qualche ora e far conoscere i piccoli a casa.
Quello che non mi convince di questa possibilità è il fatto che nell'ambiente di Birby, lei possa trovare, di colpo, senza alcun filtro, nè mediazione, il fratellino.

Che fare allora?

Nella migliore delle ipotesi, se tutto in sala parto fila liscio, se il parto è regolare e il piccolo sta bene, è prassi dell'ospedale la dimissione dopo le 48 ore dal parto. Abbiamo pensato che la soluzione migliore per noi sarebbe quella di far incontrare la Birby e Acciuga in ospedale,  ma al momento delle dimissioni. Birby potrebbe venire a prendere la mamma e il fratellino in ospedale con il babbo per poi tornare tutti a casa insieme, evitando quindi il momento del distacco.
La aspetteremo con un regalino che il fratellino ha portato per lei.

Che ne pensate?

11 maggio 2012

MOMENTI MAGICI


Distesa vicino a te, nel tuo letto, ti osservo, la luce soffusa, mentre il tuo sguardo si fa fisso e lentamente abbandoni la realtà per il mondo dei sogni.

Chissà cosa pensi?
La mente piena di corse, giochi, risate, amici, capricci, sole o forse di principesse e castelli...
Sorrido perdendomi nei tuoi lineamenti minuti sommersi da quella ribelle cascata di riccioli.
Ancora oggi mi stupisco di quale miracolo sia la vita, di quale straordinaria combinazione genetica abbia dato origine a te, e di quale fortuna sia essere la TUA mamma.

Le tue manine percorrono le linee del mio volto, sembri quasi disegnarmi, forse vuoi portarmi con te anche nei sogni?
Ispiro il tuo profumo, mi perdo in questo momento solo nostro che sembra senza tempo.

Buona notte piccina mia.

Una sera.
Un divano arancio e una famiglia.
Te ne stai distesa, le gambe sul babbo, l'orecchio appoggiato sulla pancia della mamma.
Un sussulto ti riscuote.
Alzi la testa.
Gli occhi che brillano.
L'hai sentito, è il fratellino nel pancione.
Sorridi, lo sguardo si fa complice.
Non dici niente ma mi alzi la maglia.

Osservi il pancione.
Chissà cosa pensi?
Come e se immagini questo fratellino.
Schiocchi un bacino forte e energico.
Poi avvicini la bocca all'ombelico e esclami

"Ciao. Quando esci c'è un posticino anche per te sul divano".

21 febbraio 2012

il bastone della vecchiaia

Son due giorni che tossisci, sputazzi, vomiti ovunque...cara pupetta raccatta-bacilli.

Son due giorni che sei nel mio lettone a rotolare per la notte intera...

Son due giorni che hai sfrattato il babbo che è scappato sul divano...

Son due giorni che sono completamente dedicata a te, 24 ore su 24...tra cenci, aereosol, miele e camomilla.

Le gioie della mammità in inverno, le gioie del primo anno di asilo.


La scorsa notte la tosse non ti ha dato tregua e siamo arrivate alle sei di mattina stravolte come dopo una battaglia.

Poi hai preso sonno e hai dormito senza un sussulto fino alle 9. Finalmente.

Ho tirato il fiato e mi sono appisolata un po' finchè... un colpo di tosse ha scosso anche la mia gola.

D'un tratto sei saltata sul letto poi sei scesa in fretta andandoti a nascondere dietro la porta, le mani sulla bocca.

" Birby ma che fai?"


"Mamma vado via, non vorrai mica attaccarmi la tosse"

RICONOSCENTE, davvero!

Diciamo che come bastone della vecchiaia non promette proprio bene!

15 febbraio 2012

La morte raccontata ai bambini

Scrivere di questo tema così faticoso mi crea disagio, ma l'assenza e l'addio fanno parte della vita di noi adulti e anche dei più piccoli ed è inevitabile che purtroppo prima o poi ci si debba confrontare con questi eventi.

E' accaduto anche alla nostra famiglia in questi giorni quando ci siamo stretti intorno alle "nonna col bastone" così la chiamava la Birby ( la nonna di mio marito) che alla soglia dei 100 anni se n'è andata.
Si è trattato di un evento prevedibile a cui, vista l'età della nonna, eravamo preparati, per cui l'ultimo saluto è stato soprattutto un momento in cui i suoi 7 figli e tanti nipoti hanno celebrato la sua lunga vita scambiandosi ricordi con nostalgia e affetto e una relativa serenità.

Birby e "la nonna col il bastone" avevano un rapporto particolare fatto di sguardi più che di parole, le andava vicino e le dava la mano e spesso restavano così, minuti e minuti a studiarsi senza parlare. Chissà cosa si dicevano in quei lunghi dialoghi senza parole? Le divideva quasi un secolo, ma sembravano così vicine...


Come spiegare alla piccola che la nonna non c'è più, come usare le parole giuste?

Non è facile. Penso che ogni mamma trovi nella sua sensibilità i termini e i concetti più adatti.

Ho pensato di evitare spiegazioni troppo fantasiose tipo: la nonna sulla stella, nel cielo...

Mio marito aveva pensato di dirle che la nonna si era addormentata per sempre, ma poi abbiamo deciso che il paragone con il sonno potesse essere rischioso, e se poi Birby avesse avuto paura di addormentarsi?

Ho pensato che la cosa più semplice sarebbe stata farle percepire realmente l'assenza della nonna, senza usare tante parole.

Così abbiamo portato lei e la sua cuginetta coetanea nella stanza della nonna. La poltrona della nonna era vuota. Le bambine hanno chiesto dov'era e abbiamo spiegato loro che la nonna era andata da Gesù perchè era molto anziana e che ora aveva una nuova casa al cimitero.

Non l'avremmo più vista ma sarebbe sempre stata vicina a noi nel nostro cuore. Le bambine sembravano non capire bene.

A funerale concluso le abbiamo portate al cimitero, ognuna di loro aveva una piantina di pansè da regalare alla nonna. Hanno fatto tante domande di fronte alla tomba alle quali abbiamo cercato di rispondere nella maniera più semplice: ma dov'è? ma perchè?

Poi non hanno più chiesto niente.

Nel pomeriggio mia cognata ha avuto l'idea di ricordare di nuovo "la nonna con il bastone" con una merenda che proponeva sempre lei: le arance tagliate a fette con l'olio e lo zucchero. Mio marito ha raccontato delle sue merende a casa della nonna da piccolo, le bambine ascoltavano attente, hanno riso e mangiato tutto.

Ad oggi Birby non ha più chiesto niente, ma nel gioco con la cuginetta, il giorno stesso ho sentito che giocavano ad andare a salutare "la nonna col bastone" nella casa di Gesù. Mi hanno fatto una tenerezza infinita. Chissà nelle loro piccole menti cosa hanno percepito e elaborato...

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