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06 ottobre 2011

SALUTARE, sempre, SALUTARE- IL DISTACCO

Ogni anno alle riunioni con i genitori che precedono gli inserimenti all'asilo nido, nella veste di coordinatrice, ripeto sempre alle mamme emozionate e titubanti: "Mi raccomando, salutate sempre i vostri bambini al momento del distacco e mi raccomando poi passo deciso verso la porta...vietato scappare di nascosto" e ancora " l'indecisione al momento del distacco, l'esitare, disorienta ancora di più i vostri bambini..."


Ogni anno le mamme mi ascoltano e dopo queste frasi deglutiscono, lo so cosa pensano, temono di non farcela a reggere quel momento.


POI HO PROVATO SULLA MIA PELLE.
La Birby è entrata alla scuola d'infanzia come anticipataria. Arriva il giorno dell'inserimento. Gioco con lei nella sezione, esploriamo l'ambiente, lei si avvicina ai compagni e poi torna ad abbracciarmi. Dopo un po' ci scambiamo uno sguardo con la maestra. Lo so è il momento del distacco, lo so benissimo cosa devo fare, ma non resisto alla tentazione di pensare La devo proprio salutare? In fondo è lì che gioca, è distratta se scompaio come un fulmine non se ne accorge neppure...
Poi la razionalità prende il sopravvento, la saluto e le dico che torno presto poi con passo deciso attraverso la sezione e mi chiudo la porta alle spalle, l'eco del suo pianto nelle orecchie.


Il groppo in gola.



Nel tratto che divide l'entrata dal cancello del giardino la mia mente ripercorre come in un film velocizzato le immagini della mia vita con lei: la rivedo minuscola appena nata, poi nel box, poi ai giardini, i primi passi, il mare e ora all'asilo, la tua prima avventura da sola nel mondo, con gli altri bambini.

Sono in strada che mi asciugo una lacrima.

Oggi che sei a scuola da quasi un mese, saluti con un abbraccio chi ti viene a portare la mattina e scappi in classe, sei sicura e sembri serena.
Il mio groppo di quei minuti lo terrò in mente e il prossimo anno lo porterò, prezioso dono, alle mamme che incontrerò, perchè queste sensazioni sui libri di pedagogia non si trovano scritte!

06 marzo 2011

PENDOLANDO: incontri di treno


Ogni giorno affronto il viaggio verso il lavoro e il rientro verso casa viaggiando su 4 treni.

Ne incrocio di facce, di vite, di storie. Persone di tutti i tipi.

Cogliere frammenti di una telefonata, immaginare indagando le mani di un vicino di sedile che lavoro fa, ascoltare i racconti delle persone che parlano, mi occupa il tempo, la mente e la fantasia è uno dei pochi aspetti del pendolare che mi piace.

Ci sono facce che intravedi solo per un pezzo di tragitto, che dimentichi nello stesso momento che varcano la soglia della fermata, poi ci sono i viaggiatori come me, quelli che incontro spesso, sempre in viaggio alla stessa ora.

Solo quel pezzetto di viaggio intreccia la loro vita alla mia, ma anche se sono solo volti, a poco a poco divengono familiari, e trovarli sulla stessa carrozza è in un certo senso rassicurante.

Sì perchè in 12 anni da pendolare ho notato la comune tendenza a sedersi sempre nella stessa carrozza, più o meno nello stesso posto, lo faccio anch'io e sinceramente senza una motivazione razionale.

Così giorno dopo giorno delle persone che viaggiano nella tua carrozza impari a conoscere qualcosa di più: dalle loro letture, da una telefonata, da qualche chiacchera colta al volo.

Poi ci sono i volti che dopo un po' divengono anche voci, nomi, chiacchere. Incontrarli rende il viaggio meno noioso.

La ragazza delle piume è una di queste. Una ventenne con gli occhi caramello, con cui ho scambiato una prima battuta correndo verso una coicidenza in partenza. Mi colpì perchè aveva le scarpe verdi con un ciuffo di piume fuxia sulla punta. Con le piume lavorava. Sorride sempre. Piena di interessi e ideali. Riempivamo il nostro breve tratto di strada insieme chiaccherando di attualità e spesso di tv.

"L'aspirante vecchiologa" così si è definita lei stessa, e' un'altro dei miei incontri. Specializzanda in medicina, molte esperienze all'estero, un fidanzato lontano, l'ho conosciuta che faceva la maglia in treno e mi sono ritrovata a fissare le sue mani che sferruzzavano quella lana rosa. A quel filo si è legato il nostro primo scambio di battute a cui poi sono seguite lunghe chiaccherate e tante risate.

Venerdì le ho incontrate entrambe, su due treni diversi, con la stessa notizia.

Da lunedì non pendoleranno più.

La ragazza delle piume si è licenziata per dedicarsi all'università, l'aspirante vecchiologa è stata trasferita in un reparto più vicino casa, ha girato tutto il treno per salutarmi, che coincidenza, che malinconia.

Sono incontri legati a un tragitto comune, vite che si incrociano per poi continuare a viaggiare su binari lontani. Sono scambi fuggevoli, ma importanti che mi regalano opinioni, nuovi sguardi sul mondo e rendono meno gravoso pendolare.

BUONA FORTUNA RAGAZZE, mi porto dentro una briciola di voi, e con questa inizierò a viaggiare di nuovo lunedì...

19 gennaio 2011

La RUBA-Lavoro


Ieri mattina c'era il sole.
Avrei voluto essere a spasso con la Birby, magari al parco.
Invece mi trovavo al lavoro, come molti di voi, a 50 km da casa (spero come pochi di voi).

Ero in giro per dei sopralluoghi e assaporavo un po' di sole attendendo l'autobus.
Si avvicina una signora ottantenne che attacca bottone parlando del più e del meno.
Io rispondo cortese, quello scambio di battute in fondo mi fa piacere.
Anche lei è una mamma.
E' stata a stirare a casa della figlia che lavora.
"Che fortuna quella figlia" penso.
Mi racconta che per pranzo farà la pappa al pomodoro e mi snocciola la ricetta per filo e per segno, io cerco di memorizzare.
"Forse si è accorta che sono una frana in cucina!" mi dico.
Mi racconta che la vita per i suoi figli è dura, hanno i nipoti da crescere e devono lavorare tutti e molto per arrivare a fine mese.
Le confido che anche io ho una figlia piccola.
Sorride affabile.
"Certi incontri riempiono il cuore" dico tra me.
Le dico "Sa anche per me è abbastanza duro, prendo 4 treni al giorno, vengo fin qua dal Mugello!La mattina mi alzo alle 6."
.
"Dal Mugello?" chiede lei e il suo tono si è immediatamente gelato.
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Poi irritata esclama:"Non è giusto che anche nella città di XXX diano il lavoro a gente che viene da fuori, anche lei signorina è una di quelle che RUBA i posti di lavoro ai miei concittadini. Buona Giornata" E se ne va.
.
Lasciandomi gelata.
Mai avevo considerato la questione pendolarismo da questo punto di vista.
Mai dare confidenza agli sconosciuti soprattutto se sono vecchietti e della città XXX nella quale rubo posti di lavoro.

30 dicembre 2010

RESET: anno nuovo vita nuova


Arranchi nel tempo per trovare un minimo di equilibrio, dentro di te e intorno a te.

Organizzi e incastri come un tetris impazzito Birbina da prendere e riportare, il treno da aspettare, la neve, i panni da lavare, la spesa da fare, la presenza al parco, il pomeriggio con i nonni, il latte sempre fresco, la sveglia da puntare alle 6.

Qualcosa sempre ti sfugge: se c'è il pane non c'è il latte, se ci sono i calzini rammendati manca la camicia stirata, se c'è il sorriso per la tua piccina sfugge un ringhio al maritino...

Passano i mesi e il tetris sembra trovare una sua forma, i mattoncini il loro equilibrio, le giornate iniziano a scorrere, gli impegni a cadenzarsi e arriva il giorno in cui riesci pure a avere in casa contemporaneamente latte e pane fresco.

Poi di colpo: RESET.

La vita è così, un attimo e rimescola le carte, azzera il punteggio per cominciare una nuova partita.

No non mi sto riferendo ai normali accadimenti e neppure al fatto che sono stata eletta senza preavviso (alle ore 20 del 24 dicembre) chef ufficiale del pranzo di Natale con menù dettato dalla suocera infortunata (leggi dopo e capirai) e tanto di brodo da rimescolare con lingua di mucca affiorante, che me la sono sognata una settimana.

Certe volte gli sconvolgimenti si concentrano tutti in un attimo e ti fanno restare lì col il naso in aria e la faccia da ebete a aspettare.

Sospesa e impaurita per lo sconquasso e il timore di non riuscire a ritrovare un po' di equilibrio.

Succede di colpo e tutto in una settimana:



  • apprendo che mi hanno tolto la flessibilità lavorativa da inizio 2011(per cui sarò di nuovo pendolare per 5 giorni la settimana con 4 treni al giorno da prendere e il morale a terra)


  • Karateka vince inaspettatamente un concorso e viene assunto immediatamente. Finalmente ha il posto fisso, ma inizia a lavorare all'alba.


  • Mi si stronca la suocera perchè, e sentite se questa non è sfiga, le si rompe uno scalino della scala mentre scende dalla soffitta e cade rotolando nel presepe spaccandosi la testa (20 punti)
RESPIRO
Un lavoro lontano (il mio) un lavoro vicino (il suo) non siamo poi messi così male...

RESET

Domani finisce il 2011 un anno faticoso, ma bello e allo scoccare della mezzanotte anche il mio equilibrio così faticosamente conquistato scomparirà e sarà di nuovo carta bianca da cominciare a scrivere. Un anno che comincia. Una vita e tante giornate da organizzare e reinventare dall'inizio.

Una bambina da accompagnare per mano alla scoperta del mondo.

e tanta tanta pazienza oltre al pane, al latte, ai panni, alla neve....e che cavolo, se ci si mette pure la neve! che palle però!

08 ottobre 2010

LE MAMME DOVREBBERO STARE A CASA

"Le mamme dovrebbero stare a casa" l'ho pensato ieri sera quando rientrata alle 20,30 dopo 9 ore di lavoro, 100km di treno ho dovuto cenare con la mia piccina avvinghiata al collo come un polipo. Sei mancata anche a me pulcina.

"Le mamme dovrebbero stare a casa" ho sussurrato quando di colpo hai pronunciato "Pisi" e non riuscivo a capire cosa volessi dire, e più chiedevo e tentavo di capire e più ti arrabbiavi. E ho dovuto chiamare nonno-Tato per ricollegare che quel "Pisi" era la Bici e che volevi raccontarmi la tua passeggiata sulla due ruote.

"Le mamme dovrebbero stare a casa" ho detto scrutando gli occhietti birbi della mia piccina. Chissà come hai passato la giornata?
Ti chiedo "Amore come stai?" Rispondi "BeJe". Chissà quanti giochi, quanto coccole, quante corse mi sono persa e ritrovo solo dentro quella parola concentrata.

"Le mamme dovrebbero stare a casa" so che in fondo lo pensa il mio capo, quando cercando l'agenda, dalla mia borsa salta fuori un bavaglino.
E' stata mamma pure lei, ma forse se l'è scordato, e fissa le riunioni nel tardo pomeriggio perchè non ha fretta di rientrare a casa.

"Le mamme dovrebbero stare a casa" lo borbotto mentre ti addormento, così presto, quasi subito, e ti stringo forte per trasformare ogni attimo nel famoso "tempo di qualità". E resto a osservarti mentre dormi e ricarico del tuo respiro il mio cuore gonfio.

P.S. Lavoro, in questo periodo sono una privilegiata, me ne rendo conto, ma stasera l'amarezza ha preso il sopravvento. Sorry

21 settembre 2010

Waka Waka e carbonara


Tempi moderni.

Bambini moderni.

Mamme moderne.


Scuola dell'infanzia, sezione dei tre anni.

Sono in giro di perlustrazione lavorativa, mi affaccio con discrezione alla porta della sezione dei piccoli nuovi arrivati, gli equilibri sono ancora precari, ma assisto a questa scena strepitosa.
25 nanetti con molte candele al naso, gli occhi ancora un po' spaesati, sono seduti su una panca a ferro di cavallo. In mezzo a loro due maestre che mi salutano ammiccando.

La maestra ha appena terminato la canzoncina di Whisky Ragnetto e chiede:
"Bambini, qualcuno conosce qualche altra canzoncina?"

Una vocina risponde timida " Io sì maestla... WAKA WAKA"
rispondono in coro tre pulzelle treenni entusiaste "Sì Maestla WAKA WAKA."

La Maestra sgrana gli occhi e attacca a cantare "Un elefante si dondolava sopra il filo di una ragnatela".
La pedagogista registra "Bambini moderni...aggiornare il repertorio"

Nido. Colloquio di inserimento di un bambino di otto mesi.
L'educatrice cerca di fare il punto sullo svezzamento.
"Allora signora, il bambino ha già assaggiato l'uovo intero?"

E la mamma "Ma sinceramente l'uovo intero non saprei dire...ma l'ha mangiato sbattuto nella carbonara..."
L'educatrice sgrana gli occhi e tace.

La pedagogista registra "Mamme moderne... non dare niente per scontato"

E siamo solo al 20 settembre, quest'anno educativo promette proprio bene.

24 giugno 2010

TEMPO SUPPLEMENTARE "DI GIOCO"

Tempo supplementare. Ne avrei davvero bisogno.
Un tempo in più per dormire, per sistemare la casa, per stare con la mia piccina, per dedicarmi a me (urge un passaggio dall'estetista e dalla parrucchiera).
Nel calcio è facile, basta che la partita termini in pareggio e una fischiatina dell'arbitro e la partita si prolunga. Fosse così anche nelle nostre giornate!
Inebriata dall'atmosfera dei mondiali il mio tempo supplementare lo tolgo spesso al sonno. Le mie passioni le coltivo la sera, finchè al fischio di fine partita non crollo sul letto.

Anche i bambini spesso sembrano aver bisogno di un tempo supplementare, lo noto sopratutto al nido. Quando sono intenti a giocare, a preparare caffè nella piccola cucina (perchè poi fanno proprio e sempre il caffè non me lo spiego), a mettere a letto bambole, a fare girotondi e vengono chiamati, ad esempio per andare in bagno, sembrano spesso scocciati e delusi nel dover lasciare il gioco interrotti a metà di un'azione.

Allora ho pensato: perchè non lasciare loro un tempo supplementare, per concludere "l'azione di gioco"?

Non si tratta di moltiplicare il tempo, mi spiego meglio. Nel calcio al fischio dell'arbitro per il tempo supplementare i giocatori sono consapevoli che avranno spazio per 15 minuti di azione e si avviano a cercare di concludere nel miglior modo possibile. Per i bambini potrebbe funzionare così. Quando decidiamo che è quasi ora di richiamare i bambini per cambiare attività, può essere utile avvisarli prima dicendo ad esempio "Tra 10 minuti, lasciamo i giochi e andiamo a lavarsi le mani", facendo attenzione che il bambino abbia recepito l'informazione immerso nei suoi mondi fantastici.
La cognizione del tempo, nei piccoli non è chiara, ma l'avvertimento, dovrebbe aiutarli ad avviarsi a concludere l'azione di gioco e al vero richiamo la resistenza dovrebbe essere minima. Almeno questo è quello che sperimento nei miei contesti di lavoro.

E se non funziona?

Sarà utile mettere a punto strategie per impostare i calci di rigore!

28 aprile 2010

Diffidate delle maestre che...

In questo periodo sto lavorando in una scuola d'infanzia speciale, con un compito speciale.
Vi lascio qualche pensiero che è maturato in me grazie ha queste splendide figure che ho incontrato:
.

Diffidate delle maestre che stanno a scuola con i tacchi a spillo
forse sarà loro difficile anche solo abbassarsi ad altezza di bambino.

Diffidate delle maestre che preparano disegni fotocopiati da colorare,
forse lavorano per soddisfare voi genitori più che la creatività dei bambini.

Diffidate delle maestre dalle aule super ordinate e piene di giochi di plastica
forse non sanno come creare curiosità, stupirsi e stimolare la creatività.

Diffidate delle aule piene di tavoli che impediscono ai bambini di correre,
il movimento è vita, ma forse a qualcuno fa fatica gestirlo.

Diffidate delle borse di fine anno piene di lavoretti pre-confezionati
forse è solo tempo perso tolto al gioco, all'osservazione, alla creatività e all'esplorazione.

Diffidate delle maestre che vi restituiscono sempre i figli con scarpe e grambiulini puliti
forse non conoscono il sapore delle corse e dei giochi nell'erba.

Diffidate delle maestre che non hanno mai le mani incollate, verdi o un po' pitturate
forse sono più impegnate a ordinare e dirigere che ad accompagnare i vostri piccoli.
.
Diffidate delle maestre che urlano
forse i bambini hanno motivi validi per minare la loro autorevolezza.



Fidatevi invece e aprite il cuore alle maestre sorridenti e gentili,

che si abbassano quando parlano ai vostri bambini,

che tolgono loro la polvere dai grembiulini dopo che il hanno incitati a rotolare nell'erba o a saltare nelle pozze,

che hanno le mani ruvide e spesso incollate o colorate,

che accompagnano i vostri piccoli e si entusiasmano per ogni loro piccola scoperta

che hanno aule colorate e piene di materiali naturali o di recupero

e che magari come memoria di un'esperienza vi consegnano un'unica foto
e un bambino sorridente che quell'esperienza speciale se la porta dentro.

25 aprile 2010

Oggi è Santa Susina...i sensi di colpa del lunedì

"Oggi è santa susina... e domani si va a scuolina"
.
me lo ripetevano ogni anno a settembre, mentre preparavo lo zaino per rientrare a scuola dopo le lunghissime vacanze estive.
Ho sempre percepito il tono canzonatorio di quest'espressione che ai miei orecchi suonava come "Bellina è finita la pacchia anche per te!" Come se fosse una colpa avere 3 mesi di vacanza ed essere bambini.

"Santa susina" non è solo un tempo, un momento, ma è sopratutto una sensazione.

Mentre mettevo la Smemo nuova nello zaino mi sentivo un pizzicorino allo stomaco, un piccolo disagio: un misto di aspettativa per il nuovo domani, di timore e già nostalgia delle vacanze.

Ce l'ho proprio chiara dentro di me questa sensazione anche se fatico a spiegarla e me la ritrovo di nuovo addosso, come quando avevo sei anni, ogni volta che mi appresto a lasciare qualcosa per affrontare una situazione nuova.

E così stasera, sono qui davanti al pc e con poco sonno a causa di quel fastidioso pizzicorino di cui vi parlavo.

Il motivo?
E' stata una delle prime domeniche di sole dopo un lungo inverno, abbiamo passato un giorno così intenso insieme, seppur nella sua semplicità, che vivo già tutta la nostalgia del dover tornare al lavoro domani e lasciare la mia piccola a vivere la sua giornata lontana da me.

Oggi l'ho vista per la prima volta in azione ai giardini, correva, saltava, interagiva con gli altri bambini e mi ha stupita per come cresce velocemente, per come cambia e quella sensazione di "mi sa che mi sono persa qualcosa, mentre lavoravo" mi si è di nuovo appiccicata addosso.

E così l'ho stretta forte forte, l'ho coccolata, sbaciucchiata...ma il pizzicorino allo stomaco non se ne va. Si parla sempre di tempo di qualità da passare con i figli, ma sono sempre più convinta che buona parte della qualità, la faccia anche la quantità, uffa!

Raccolgo una lacrima, e l'abbraccio ancora.

Buona notte, è Santa Susina, domani si va a scuolina...a già al lavoro, ma la sostanza non cambia!

23 marzo 2010

Grazia doppia


Scuola d'infanzia ore 10.00
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Sono stata chiamata per fare un'osservazione su una dinamica complessa tra bambini in classe.
Il contatto con i piccoletti è una delle parti del mio lavoro che amo maggiormente.
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Al diavolo la mia laurea in psicologia, Jung, Freud & Co stamani mi sento proprio ispirata Tata Lucia di SoS Tata.
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Così entro in classe sorridente con in mente la sigla del programma con tanto di urletto finale, avete presente?
Dopo poche presentazioni mi siedo in un angolo e in brevissimo tempo i piccoli tornano alle loro occupazioni e io sembro davvero diventata ai loro occhi trasparente.
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D'un tratto mi sento tirare la maglia e una vocina di dice " Scusa, ma tu, davvelo, chi sei?"
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"Sono una maestra che viene a vedere come giocate perchè?" rispondo sorridente.
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"Lo sai che io so plegale folte?" dice la vocina.
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"E che vuol dire che sai pregare forte?" rispondo.
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"Volevo tanto un fratellino e la mamma mi ha detto di plegare Gesù bambino. E io ho plegato, ho plegato, ho plegato tanto, ma tanto folte che Gesù bambino mi ha ascoltata sai?"
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"Ah bene, allora ti arriverà presto un fratellino?" incalzo io.
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"Ho plegato folte folte, ma così folte che Gesù bambino nella pancia della mamma di flatellini ce ne ha messi DUE!!!"
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Che dire...GRAZIA DOPPIA.
AVVISO a tutti i bambini in cerca di fratellini:
chiedete, se volete pregate, ma prima di farlo folte folte, consultate la mamma please.

19 gennaio 2010

ODI ET AMO

"Ti odio e ti amo, come possa fare ciò forse ti chiedi.
Non lo so ma sento che così avviene e me ne tormento."
Catullo

Lavoro mio ti amo così tanto che qualche volta ti odio.

Ti amo per il sorriso dei piccoli che incontro ogni giorno Ti Odio perchè mi porti via per tante ore dal sorriso della mia bambina.
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Ti amo per i tanti incontri significativi e per le tante manine che mi salutano, Ti odio perchè a causa tua mi sono persa il primo ciao di Birby.
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Ti amo per i libri che riesco a leggere nei miei lunghi viaggi in treno, Ti odio perchè capita di arrivare così tardi a casa che la mia piccina è già a nanna.

Ti amo per la città lontana che mi accoglie e che mi mostra realtà diverse dalla mia, ti odio quando respiro smog e mi manca l'aria fresca del mio paese.

Ti amo perchè mi apri la mente, Ti odio perchè spesso mi mostri ingiutizie che mi chiudono lo stomaco.

Ti amo per lo stipendio fisso che arriva a fine mese, Ti odio perchè non mi lasci neppure il tempo per pensare come spendere.

Ti amo perchè faccio un lavoro utile a servizio di famiglie come la mia, ti odio quando incontro gente senza scrupoli.

Ti amo perchè mi permetti di fare sperimentazione, innovazione, qualità Ti odio perchè intralci la mia creativita con procedure e burocrazia.

Ti amo perchè ti ho scelto, ti odio perchè mi hai intrappolato

Ti odio soprattutto ora, lavoro caro, perchè devo spengere il computer e lasciare tutto, la sveglia per domattina è caricata alle 6 e lo sò, chiudo gli occhi e in un attimo è già mattina.

15 dicembre 2009

PER 30 MINUTI DI SONNO- Problem solving mamming 2°puntata


Cosa sono 30 minuti di sonno?

Per molte persone un valore da poco.

Ma chiedilo ad una neomamma cosa sono 30 minuti di sonno.

Nel primo mese di Birbina avrei pagato una fortuna per poter fare una ronfatina supplementare. L'unico pensiero che rivolgevo a me stessa e non alla mia piccola era questo:" Sonno, sonno, dormire, dormire".
Mi è successo anche di sognare di dormire...pazzesco!
Appena la piccola si appisolava, se avevo un nonno o il marito a disposizione, fuggivo con la velocità della luce sotto le coperte e cosa assai strana per me, appena toccavo il letto cadevo in un sonno profondissimo.


Poi i ritmi lentamente si sono ricostituiti, ma i 30 minuti di sonno supplementare restano ad oggi un sogno nel cassetto e un obbiettivo su cui lavorare ronf...ronf... scusate mi sono appisolata!


Ed ecco che vi presento la seconda puntata ( la prima è quì) del Problem solving mamming direttamente dalla seconda lezione del corso che sto seguendo al lavoro.


Enigma da risolvere:


Ogni mattina devo prendere il treno nel paese vicino alle 6.55 (sigh!) per andare a lavorare, mi sveglio alle 5,45 (sigh!sigh!) sarà possibile guadagnare 30 minuti di sonno e non perdere il treno?

Andiamo a descrivere nel dettaglio le varie azioni che compio la mattina per vedere se posso risparmire qualche minuto:


Sveglia 5,45


  • Igiene personale 10 minuti

  • trucco 5 minuti

  • Preparazione Borsa da "viaggio" di Birbina e suo abbigliamento per la giornata 20 minuti

  • preparazione thè 10 minuti

  • scelta mio abbigliamento 10 minuti

  • colazione 5 minuti

  • tragitto per stazione 10 minuti

TRENO ORE 6,55


Allora vediamo se ho capito bene, analizzo queste azione usando i paramentri dello SFORZO e dell' IMPATTO.

Ad esempio una soluzione con alto impatto, ma che richiede un alto sforzo sarebbe prendere un elicottero per andare al lavoro! Poco praticabile direi.

Mentre un' azione con basso impatto e basso sforzo sarebbe truccarmi in treno visto che risparmierei solo 5 minuti.


Soffermandomi su questa analisi salta all'occhio che con una diversa organizzazione, ad esempio preparando i vestiti e la borsa di Birbina la sera, scegliendo la sera i miei vestiti, e facendo il thè prima di andare a letto (cosa banale, ma che vi giuro non mi era mai venuta in mente) posso risparmiare ben 40 minuti! Incredibile!

Sono tutte azioni che hanno un impatto rilevante come tempo (almeno 10 minuti impiegati) e che posso modificare con poco sforzo.


Ci ho provato...e funziona!


Non sapete (o forse sì) la soddifazione del puntare la sveglia alle 6,15, il gusto e il sapore di quei trenta minuti di sonno guadagnati.


Avvolte basta davvero poco, solo soffermarsi con un foglio ed una penna e cercare di guardare il quotidiano, che spesso ci scorre in maniera automatica tra le mani, da una posizione diversa.

07 dicembre 2009

La forza delle Mamme (problem solving mamming) 1° PUNTATA


E' più forte di me.

Sono ad un corso di formazione per lavoro e trasporto tutti i concetti acquisiti nella mia vita di mamma. Parlano di contesti aziendali, di "problem solving" nei rapporti di team e nella mia mente affiorano "problem" casalinghi e di maternage. Ma?

In fondo che male c'è, anche fare la mamma è un po' un "mestiere" e quindi questo trasferimento di competenze mi potrebbe essere utile.

Un esempio?

Una piccola riflessione su questo concetto:
INERZIA PSICOLOGICA:
è la tendenza a pensare sempre secondo lo stesso schema logico consolidato, a seguire lo stesso percorso per trovare la soluzione. L'inerzia psicologia permette di attivare percorsi di soluzione in maniera automatica, ma se il problema non rientra negli schemi consolidati della persona il rischio è di non vederlo neppure "ma se io ho sempre fatto così".

"Ed eccola qua la forza della neo-mamma primipara" ho pensato.

La mamma appena nata è libera totalmente da questa inerzia, non ha percorsi di soluzioni preconfezionati, non ci sono strade di soluzione già percorse.
Anche per questo forse si sente spaesata e disorientata.
Questa però è anche la sua forza.
Il cervello della mamma si "arrabatta" per cercare la soluzione al problema, ed è costretto ad esplorare, ad ascoltare il suo piccolo per cercare indizi utili per trovare la soluzione, cercando di sintonizzarsi su di lui, non avendo strade già percorse nella sua esperienza.
Penso a come ho cercato soluzioni per il pianto di Birby, per la sua nanna...spesso ho attivato tanta fantasia.

Quell'attenzione e quella capacità di ascolto così speciali che appartengono alla mamma nei primi giorni e che favoriscono l'empatia col suo piccolo forse nascono anche da questo...

e forse, anche per questa mancanza di inerzia psicologica, che mi trovo a fare questa riflessione a partire da un concetto di un corso di formazione aziendale.

18 novembre 2009

FIGLIA (anche) DI BRUNETTA


ok lo ammetto, è arrivato il momento di fare outing.

La mia piccolina, sì proprio la Birbina, è figlia anche del ministro bassotto.

Vi racconto di una "quasi giovane" laureata, masterizzata, che vagava tra un co.co.co. e un'attività emergente da libero professionista, con con contratto part-time sottopagato in una posizione di grande responsabilità. Questa è la storia di libri divorati, di stage a gratis, di tanta passione e di uno stipendio altalenante.
Una storia oggi come tante (sigh!).

Il nostro è un sogno di famiglia tanto cullato, ma più volte rimandato perchè i figli "sull'altalena" sono ce la siamo sentita di farli salire...

Finchè...un concorso pubblico, poche speranze, la voglia di provarci, un posto a tempo indeterminato, una città lontana, 180 concorrenti...e incredibilmente la mia vittoria (qualche volta i miracoli accadono).

Così il posto fisso, le ambizioni ridimensionate sì, la vena creativa un po' tappata ok, 100 km al giorno in treno, ma finalmente la stabilità mai assaporata, e il sogno di famiglia che diventa, appena pensato, realtà.

La creatività ha trovato un altro spazio e la nostra creazione più bella ha visto la luce: è arrivata Birbina. Figlia di tanto amore e di un posto fisso nella pubblica amministrazione.

30 ottobre 2009

Un tuffo nell'altra ME


La sveglia è suonata alle 6.45, tacchi indosso sono partita con tanto di foto della Birbina in borsa alla volta della città con un po' di emozione.

Oggi sono in ferie, ma sono di nuovo in treno e mi sono pure imbellettata perchè mi aspetta uno strano appuntamento: vado ad ri-incontrare l'altra ME.

No, non sono impazzita e non sono affetta da personalità multipla, almeno spero!

Mi spiego meglio: oggi ho un incontro con delle colleghe provenienti da tutta Italia con cui nel 2005 ho condiviso una splendida avventura. Un master.

Prima che tutto accadesse: prima del marito karateka, del lavoro lontano, dell'arrivo della Birbina e della nascita della nuova me: Mammolina! E' strano pensare che sono accadute più cose nella mia vita nell'ultimo anno e mezzo che nei dieci anni precedenti!

L'incontro è stata un' esperienza incredibile, come fare un tuffo nel passato, e con tenerezza ho rivisto la Me di un tempo: entusiasta studentessa, tutta focalizzata sul lavoro, con tante ambizioni ed idee imprenditoriali, con tanta voglia di conoscere e sapere e con la pretesa di salvare il mondo.

Importante è stato constatare che la vita ha sconvolto altri equilibri e tanti bimbi sono nati...portando gioia e revisione ai progetti in ponte alle loro mamme.

Così quel gruppo di professioniste ha cominciato di colpo a parlare di cacche e pappe e dalle agende e sui desktop dei portatili sono spuntate le foto dei piccoli e i racconti di quanto è bello, ma difficile conciliare lavoro, passione e figli. L'empatia era palpabile.

In quell'allegro scambio, nella sala di conferenza è comparsa Mammolina ad integrare la vecchia ME. Vi giuro la sensazione è stata bellissima e sono tornata a casa più ricca e felice e quando ho baciato Birbina mi sono sentita davvero fortunata!

Questo post è un po' ingarbugliato, ma chi vorrà potrà leggere tra le righe attraverso la proprio esperienza il significato che più gli si addice...

28 ottobre 2009

NANNA: Il Nido insegna


Siete mai entrati in un asilo nido finiti gli inserimenti (da novembre in poi) verso le 14 del pomeriggio?

Ecco l'esperienza è sorprendente...

Vi troverete immersi in un silenzio quasi irreale.
Se vi è concesso di sbirciare nella stanza in penombra vedrete una fila di brandine, o lettini, o materassini, con tante testoline che spuntano dalle coperte...

Vi sembrerà così strano che vi chiederete: ma chi sono i Sette nani?

No sono tanti bambini che dormono...avete capito bene, e dormono tutti contemporaneamente!

Ma come io a casa faccio le zuffe per farla dormire, ed è una sola, e un giorno si addormenta all'una, un giorno alle due, un giorno non dorme per niente e rotola per ore cantando nel suo lettino...e qui riescono a far addormentare i piccoli tutti alla stessa ora e soprattutto tutti i giorni, Ma come fanno?
LA RIFLESSIONE E' D'OBBLIGO

Qual'è il segreto? Magiche educatrici svelateci il trucco.
Che cosa accade, il sonno si diffonde tipo contagio?

21 ottobre 2009

Pendolare tra paese e città



"Pendolo" per 100 km al giorno tra la mia Panda e due treni, per lavoro.

Vivo in un piccolo paese e lavoro in città.

Questa faticosa esperienza giornaliera di positivo ha che mi porta a contatto con realtà molto diverse (la città dove lavoro è tra le più multietniche d'europa) e che ci sono dei tempi di silenzio...il treno, le attese, i RITARDI! che mi costringono a fermarmi e a pensare...
Vale la pena partire presto e lasciare il mio mondo, anche solo per il gusto di tornarci la sera...
Appiccicosa di estate in città quando arrivo alla mia stazione e la porta del treno si apre respiro a pieni polmoni l'aria delle mie montagne, così frizzante anche d'estate...

Appena a casa i miei occhi s'illuminano quando vedo la Birby su una stuoia nel prato, tra le margherite con in mano un ciuffo d'erba...e penso che qualche bambino che ho incontrato in città gioca solo su erba sintetica e pavimenti antitrauma.

Poi viene sera e via a spasso fino alla casa del contadino...che bello passeggiare con la Birby e il suo babbino al chiarore della luna, e che sorpresa ogni anno quando appaiono nel buoi le lucciole, l'anno prossimo ti stupirai anche te piccina.

E conoscerai il nome degli alberi, correrai dietro alle galline del nonno, mangerai le more, giocherai con i sassolini, cercherai di prendere le farfalle, imparerai ad amare il bosco e raccoglierai le foglie colorate dell'autunno per giocare.

Quelle foglie che il bambino della città dove lavoro io vede sui libri e forse compra in cartoleria...

Per tutto questo forse sì, vale la pena pendolare...
e me lo ripeto proprio ora che arriva l'inverno e le giornate di paese somigliano a quelle di città e sento maggiore la fatica...

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